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La Torre di Babele

tratto da: Vademecum Metropolitano (2007)

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Cosa porta un treno di pendolari che cigola inquieto tra la Metropoli e i Sobborghi?
Che trasporta un treno di pendolari quotidianamente, con esasperante lentezza, tra la Metropoli e i Sobborghi?

Tonnellate di libri:
  • d'ogni forma e grandezza;
  • in tutte le lingue del mondo;
  • dai disparati argomenti e di tutte le categorie;
  • d'informazione, del dovere e del piacere;
  • per durare nel tempo e per essere consumati rapidamente;
  • da consultare o per nascondersi agli altri.

L'odore della gente:
  • il tanfo e i profumi di tutte le razze;
  • il letto appena lasciato per ristoro o per sesso;
  • la salute e la malattia;
  • le abitudini alimentari ed il tipo di pulizia;
  • il fumare nascosto dei polmoni intrisi di tabacco.

Cosa porta, ancora, quel serpente d'acciaio e lamiere che geme per le intemperie ed è troppo caldo nel caldo e gelato nel freddo invernale?
Che trasporta un treno di pendolari, apatico e indifferente alle stagioni, sempre in ritardo e con l'obbligo del binario unico?

Il linguaggio degli esseri umani:
  • il brusio sommesso delle persone;
  • le esplosioni di grida confuse;
  • il parlare Italiano, a volte stentato, che unisce e divide i mille Paesi;
  • i trilli ed i versi degl'individui e delle loro appendici elettroniche.

La stanchezza dell'alba e della sera unisce gli sguardi ebeti e vuoti di persone che fissano e non vedono.
Il calore ed il freddo provato nel medesimo istante: ci si rannicchia negli abiti perchè si soli e per provare conforto in quel brivido sulla pelle causato dallo strusciare dei vestiti.
Il trascorrere ciclico dei giorni della settimana, dei mesi e delle stagioni dove gli eventi si ripropongono con raccapricciante puntualità e si perpetuano nella loro ineguale monotonia.
Tutto questo è un treno di pendolari che unisce la Metropoli ai Sobborghi.
Con l'andare del tempo ti abitui all'ambiente, partecipi ai fatti di estranei e te ne rallegri o rattristi a seconda del caso.
Piangi, ridi e vivi in mezzo alla gente, a stretto contatto di sconosciuti amici, pur restando solo con i tuoi paraventi.
E t'illudi d'avere famiglia, di non essere così sradicato, d'avere altre gioie che non siano solo le tue, di poterti preoccupare d'un altro, che quel bimbo assonnato che ti mostra i dentini ridendo abbia proprio bisogno di te.
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